Il genere Triturus (famiglia Salamandridae) comprende 7 specie di tritoni di cui 4 diffusi ampiamente anche nella nostra penisola: Triturus alpestris, T. carnifex (da alcuni autori considerato come una sottospecie del T.cristatus diffuso nel Nord-Europa), T. vulgaris e T. italicus.
Le uova (spesso numerosissime) vengono presto deposte (nel giro di circa 24 ore) singolarmente nei luoghi più disparati anche se il substrato preferito è di solito costituito dalle foglie sommerse delle piante acquatiche. Una volta nati, i girini passeranno i loro primi tre mesi di vita crescendo molto rapidamente, nutrendosi (esattamente come gli adulti) di piccoli crostacei e molluschi acquatici, dopodichè subiranno la metamorfosi trasformandosi in copie miniaturizzate delle femmine adulte (il dimorfismo sessuale comparirà solo al terzo/quarto anno di vita). Anche in questo caso il T. alpestris fa eccezione ed il dimorfismo sessuale è evidente subito dopo la metamorfosi anche se gli esemplari sono immaturi.
In Italia questa specie è diffusa principalmente sulle Alpi (dove vive la sottospecie nominale: Triturus alpestris alpestris, che si distingue dal Triturus alpestris apuanus, diffuso nel resto dell'areale italiano, per avere la gola completamente arancione, mentre il cugino apuanus ce l'ha macchiettata di scuro) in Liguria e in parte sull'Appennino centrale (il limite meridionale è nella riserva del WWF "Lago secco" in provincia di Rieti). La specie non vive quasi mai in zone di pianura in quanto è il più sensibile dei 4 Triturus "made in Italy" alle alte temperature.
Questo piccolo (di solito non superano i 9cm) e sottile anfibio, pur essendo estremamente diffuso in tutta la penisola italiana, è davvero poco notato, forse anche a causa dell'aspetto mimetico e delle abitudini elusive che contraddistinguono gran parte degli anfibi. E' in effetti il tritone più diffuso in Italia anche se spesso le popolazioni sono numericamente esigue.
Questa specie, riconosciuta nel 1898, è il "nano" del gruppo, raggiungendo al massimo i 6,5 cm. La sua diffusione è praticamente vicariante a quella di T. vulgaris, a cui per aspetto è quasi identico, gli areali delle due specie sono parzialmente sovrapposti solo nel Lazio meridionale, nella Campania centro/meridionale e nel Molise.
È un tritone di cui si sa pochissimo. Gli studi effettuati in natura hanno svelato che la gran parte delle raccolte d'acqua dove questo anfibio vive e si riproduce è di origine artificiale (cisterne in pietra, fontanili ecc) e che questo minuscolo urodelo passa tutto l'anno in acqua nutrendosi di invertebrati di taglia molto piccola come le larve di zanzara (Culex pipiens).
Il tritone crestato italiano (solo recentemente la sottospecie carnifex è stata accettata come specie da parte del mondo scientifico) è il più grande di tutti i Triturus (italiani e non) raggiungendo la ragguardevole taglia (per un anfibio) di 18cm nelle femmine adulte, mentre i maschi rimangono di solito entro i 15cm. È estremamente diffuso in tutta la penisola e sicuramente è il più conosciuto di tutti i tritoni.
Come distinugerli?
in caso troviate dei tritoni e vogliate identificarli sul posto eccovi una "tabella" ed una breve descrizione per distinguere questi piccoli anfibi l'uno dall'altro:
Problemi di tutela
La Convenzione di Berna "protegge" integralmente tutte le specie di Triturus italiane, ma la sua applicazione è stata demandata alle singole regioni ragion per cui, prima di acquistare un tritone nostrano, informatevi se potete detenerlo legalmente.